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novità e risorse per la tua attività

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4 dicembre 2018

Partita IVA: consigli per un’efficace manutenzione di fine anno

Partita IVA: regimi, requisiti, scadenze e consulenze
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Mettersi in proprio e aprire una partita IVA: un sogno per molti, un incubo per altri. Spesso aprire una partita IVA è una scelta obbligata, per esempio, quando i compensi ricevuti tramite accordi di prestazioni occasionali superano la cifra di 5.000 euro lordi annui, se si lavora più di una volta all’anno per più di 30 giorni all’anno con lo stesso datore di lavoro, ma è anche un modo per dimostrare ai propri clienti che si fa sul serio. 

Vantaggi e svantaggi

La partita IVA è il regime fiscale dei lavoratori autonomi e degli imprenditori, cioè di coloro che non hanno un impiego regolato da un contratto di lavoro dipendente. Questo regime ha alcuni vantaggi che è bene ricordare: solo chi possiede una partita IVA può pubblicizzare la propria attività lavorativa, mentre non è lecito per chi lavora a prestazione occasionale. Inoltre, anche se il luogo comune ci dice il contrario, la partita IVA può far risparmiare sulle tasse, per questo è bene potersi avvalere di un buon consulente, che ci illustri le soluzioni più adatte ai nostri guadagni e le possibilità di risparmio.

Un buon modo per pagare meno tasse, per esempio, è “scaricare” le spese. Queste si possono detrarre – cioè riducendo il valore di un’imposta dovuta allo Stato - oppure dedurre – cioè avere una riduzione dell’imponibile sul quale verrà applicata l’aliquota dell’imposta.

Spese da dedurre

Il titolare di partita IVA ha la possibilità di dedurre alcune spese dalla base imponibile dell’Irpef, la tassa che viene calcolata sul reddito prodotto dal contribuente durante l’anno. Per ridurre la base imponibile e quindi il reddito sul quale verrà applicata l’aliquota Irpef, il titolare di partita IVA può dedurre:

- i costi derivanti dall’attività lavorativa, come la benzina per l’auto, la cancelleria, gli strumenti, vitto e alloggio tra le trasferte, immobili strumentali, spese per telefono e computer.

- gli oneri deducibili, tra questi: i contributi previdenziali versati alla cassa professionale oppure all’Inps, gli assegni periodici per il mantenimento del coniuge separato, le erogazioni liberali a favore di organizzazioni non governative, istituzioni religiose o non lucrative di utilità sociale.

Spese da detrarre

Il pagamento dell’Irpef è soggetto anche alle detrazioni delle spese che durante l’anno il titolare di partita IVA ha sostenuto per se stesso o per un familiare. Tra queste:

- le spese sanitarie per un importo maggiore di 129,11 euro;

- spese sanitarie per i disabili;

- spese per acquisto e riparazione di veicoli per disabili;

- spese per istruzione secondaria e universitaria;

- spese per attività sportive praticate da ragazzi minorenni;

- spese sostenute per la frequenza di asili nido pei i figli;

- spese per canoni di locazione sostenute per studenti universitari fuori sede.


Le novità previste dalla Legge di Bilancio

La Legge di Bilancio per il 2019 prevede una novità importante per i titolari di partita IVA perché introduce una sorta di mini flat-tax proprio per i lavoratori autonomi. In pratica si tratta di un ampliamento della platea di coloro che possono accedere al regime forfetario.

A partire dal 2019 il tetto di reddito entro il quale si gode della tassazione agevolata al 15% (che comprende un’aliquota unica e sostitutiva di Irpef e Irap) sale per tutte le partite IVA a 65mila euro. Al momento, invece, il sistema prevede soglie differenziate tra i 25mila e i 50mila euro a seconda dell’attività svolta: per i professionisti, ad esempio, è a 30mila euro; per coloro che lavorano nell’alloggio e nella ristorazione è 50mila euro; per gli intermediari del commercio è pari a 25mila euro.

La durata del regime forfetario è illimitata a patto che non si superi il limite dei 65mila euro. I vantaggi: il titolare di partita IVA che aderisce al regime non è soggetto al pagamento dell’IVA e i relativi adempimenti e non sarà soggetto agli studi di settore.

Altre novità: resta l’aliquota al 5% per le startup under 35 e over 55. Per il 2020 è già prevista un’ulteriore estensione del tetto per altre categorie di professionisti: le partite IVA con redditi annui fra 65mila e 100mila euro potranno godere di un’altra aliquota agevolata al 20%.

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Tasse e scadenze da rispettare

Avere una partita IVA implica attenzione alle spese e soprattutto costante manutenzione della propria fiscalità. Chi ha una partita IVA sa bene che, dopo le ultime modifiche che hanno abrogato il regime dei minimi, oggi sono soltanto due i regimi possibili:

  1. regime ordinario, soggetto a Irpef, Iva, Irap e studi di settore;
  2. regime forfetario, soggetto a imposta sostitutiva sul reddito fiscale determinato a forfait.

È importante ricordare che, per i contribuenti titolari di partita IVA con il regime dei minimi, sarà possibile continuare con l’assetto attuale fino alla scadenza naturale del regime, ovvero i 5 periodi d’imposta utilizzati e il 35° anno di età. Successivamente sarà necessario aderire al regime ordinario o forfetario, da scegliere in base ai tetti massimi di guadagno indicati dalla legge per ogni categoria di lavoratore.

1 - Regime ordinario

Chi fa parte del regime ordinario ha una tassazione più elevata, è soggetto al pagamento dell’IVA, della ritenuta d’acconto al 20%, e non ha diritto alla semplificazione contabile di chi ha il regime forfetario. È quindi obbligato a registrare le fatture, a inviare lo Spesometro, la dichiarazione IVA trimestrale e annuale e al pagamento dell’imposta sostitutiva Irpef.

Versamento dell’IVA

I versamenti periodici relativi all’IVA sono effettuati utilizzando il modello F24, in modalità esclusivamente telematica e i termini di versamento variano a seconda del tipo di contribuente:

- contribuenti mensili: la liquidazione e il versamento dell’eventuale IVA a debito va fatta entro il giorno 16 del mese successivo;

- contribuenti trimestrali: la liquidazione e il versamento dell'imposta va fatto entro il 16 del secondo mese successivo a ciascuno dei primi tre trimestri solari (16 maggio, 20 agosto e 16 novembre). Il versamento relativo all’ultimo trimestre va effettuato in sede di conguaglio annuale entro il 16 marzo dell’anno successivo, salvo la possibilità di usufruire dei maggiori termini previsti per il versamento delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi. In caso di versamento trimestrale l'eventuale debito d'imposta deve essere maggiorato dell'1% a titolo di interesse.

Imposta sostitutiva Irpef

Per quanto riguarda il pagamento dell’Irpef questa varia in base al reddito:

- tra i 0 e i 15mila euro corrisponde al 23%,

- tra i 15.001 e i 28mila euro al 27%,

- tra i 28.001 e i 55mila euro al 38%,

- tra i 55.001 e i 75mila euro al 41%,

- sopra ai 75mila euro al 43%.

2 - Regime forfetario

Il regime forfettario prevede che l’imposta sostitutiva (IRPEF) sia al 5% per i primi cinque anni. Dal sesto, sale al 15%, Per quanto riguarda invece la semplificazione contabile, il libero professionista non deve inviare la dichiarazione IVA annuale e trimestrale, lo Spesometro e gli studi di settore. Non è obbligato nemmeno a registrare le fatture, cosa necessaria invece nel regime ordinario. Un altro dei vantaggi del forfettario, è non dovere inserire l’IVA in fattura. Questa è pari al 22%. Inoltre si è esenti anche dalla ritenuta d’acconto pari al 20% che viene invece detratta dalle fatture emesse dai professionisti a regime ordinario.

Tax Day: 30 giugno per pagare Irpef, Ires e Irap

Il tax day del 30 giugno è una delle più importanti scadenze fiscali dell’anno per titolari di partita IVA. Entro questa data il titolare di partita IVA deve effettuare il versamento delle imposte sui redditi: il saldo dell’anno precedente e l’acconto dell’anno in corso di Irpef, Ires e Irap.

Si ricorda che l’obbligo di versare con modello F24 l’acconto delle imposte emerse dalla dichiarazione dei redditi è rivolto soltanto ai contribuenti con imposta a debito superiore a 51,65 euro. Inoltre se l’imposta non dovesse superare i 257,52 euro, l’acconto dovrà essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre.

Per i titolari di partiva IVA che devono pagare un importo di Irpef, Ires e Irap superiore a 257,52 euro c’è, quindi, la possibilità di pagare in due rate:

  1. primo acconto pari al 40% dell’importo dovuto per l’anno precedente entro il 30 giugno, oppure entro il 20 agosto con maggiorazione dello 0,40% dell’importo dovuto.
  2. restante 60% entro il 30 novembre.

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A chi rivolgersi per le consulenze

Per l’assistenza fiscale e per le consulenze necessarie, è possibile, come per coloro che hanno un contratto di lavoro subordinato, rivolgersi ai CAF oppure a un commercialista. I CAF, Centri Assistenza Fiscale, fanno spesso capo a organizzazioni sindacali di lavoratori o pensionati, che per le prestazioni di consulenza hanno tariffe diversificate a seconda della fascia di reddito di appartenenza. Generalmente si tratta di costi inferiori a quelli delle parcelle di un professionista. C’è però da considerare che i CAF, per ottenere l’abilitazione a operare, devono avere sottoscritto una polizza assicurativa a tutela degli utenti in caso di errori, mentre rivolgendosi a un commercialista, per legge, il contribuente è l’unico responsabile della sua posizione fiscale e delle dichiarazioni inerenti.


Per i possessori di partita IVA le scadenze da rispettare e le incombenze da ricordare sono molte e tutte fondamentali. Come è fondamentale avere degli strumenti assicurativi al passo con i tempi per affrontare imprevisti e difficoltà garantendo una tutela essenziale, soprattutto per chi lavora in proprio.

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