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10 marzo 2020

Medicina ricostruttiva e nuove tecnologie

Realtà aumentata e stampa 3D per migliorare la riabilitazione
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Customizzazione e personalizzazione sono diventate ormai parole chiave nel mondo della medicina e dell’healthcare. In particolare, in chirurgia e in farmacologia si registra un’interazione crescente tra terapia e diagnosi, che si sostanzia in terapie patient specific innovative ed economicamente vantaggiose per la sanità pubblica.

 

A giovarne, oltre che i pazienti e le casse dello Stato, l’intero settore del med tech in cui investitori e mercati, inclusi quelli dei Paesi emergenti, sono attivi e nel quale l’Italia gioca un ruolo molto importante attraverso un tessuto industriale eterogeneo e frammentato, dove piccole aziende e le startup convivono con i grandi gruppi.

 

Secondo uno studio di Assobiomedica, la Federazione di Confindustria che rappresenta le imprese del settore dei dispositivi medici che operano sul mercato italiano, nel 2018 in Italia erano presenti 324 startup impegnate nello sviluppo di soluzioni e strumenti nuovi e altamente tecnologici per la diagnostica o la terapia medica. Da questa analisi è emerso che i centri universitari restano la principale fucina dell’innovazione. Infatti, il 43% delle startup è nata da spin-off universitari, il 30% nei parchi scientifici e tecnologici, il 2% da spin-off aziendali e il restante 25% in seno ad iniziative di vario genere.

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Il caso Rejoint

Rimanendo sul territorio italiano, il 2020 è cominciato decisamente bene per la startup bolognese Rejoint, diventata famosa in tutto il mondo nel marzo 2019 per aver contribuito al primo trapianto al mondo di una protesi per il ginocchio personalizzata e stampata in 3D, avvenuto presso l’Istituto Humanitas di Milano.

 

L’azienda ha infatti chiuso un round di investimento di 1,35 milioni di euro da parte dei business angel di IAG e degli investitori della community di equity investing on-line Doorway. Si tratta di un’iniezione di capitali importante considerato che Rejoint è nata con uno scopo ben preciso: soddisfare quel 20% delle persone, che dopo essersi sottoposte ad un intervento di sistemi protesici al ginocchio, rimangono insoddisfatte per le problematiche che influenzano la loro qualità della vita: dolore, infiammazione e mancata corrispondenza dimensionale.

 

La storia e il successo di Rejoint confermano il ruolo centrale dell’Università – la startup è cresciuta all’interno di Almacube, l’incubatore di nuove esperienze imprenditoriali promosso dall’Università di Bologna e da Confindustria Emilia – e l’importanza della collaborazione con i medici e gli specialisti della sanità pubblica.

 

Anche in campo assicurativo, la customizzazione e la personalizzazione delle polizze possono attutire le conseguenze di infortuni o disfunzioni che riguardano le articolazioni e i relativi interventi supportando il paziente nel periodo post-operatorio, spesso esteso dal punto di vista temporale, a più livelli: dai rimborsi delle spese mediche e dei trattamenti fisioterapici .

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