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Plus - Lavoro

novità e risorse per la tua attività

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15 febbraio 2018

Come rendere più green la tua azienda (risparmiando)

Fare diventare la tua azienda green è facile. E fa risparmiare
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Contribuire alla salvaguardia del pianeta, diminuire il proprio impatto ambientale e allo stesso tempo migliorare i conti economici della propria azienda, grande o piccola che sia, oggi è una priorità. Una priorità possibile e concretamente realizzabile. Si rimane piacevolmente sorpresi nello scoprire che la svolta green può aiutare anche a far calare, e non di poco, le spese aziendali adottando soluzioni alla portata di tutti. Certo vanno cambiate alcune (cattive) abitudini quotidiane e da principio è necessario qualche lieve investimento, ma alla lunga il risparmio sarà significativo.

Ogni piccola realtà commerciale utilizza le risorse energetiche e ambientali in modo diverso e non esiste una “ricetta verde” universale, ma tutti possono impegnarsi per diminuire i consumi, ridurre il volume dei rifiuti ed evitare sprechi idrici ottimizzando allo stesso tempo i propri bilanci.

4 consigli utili per accrescere la sostenibilità 
1. Climatizzazione: è una delle voci di spesa più elevate, quindi un ottimo punto di partenza. Durante i mesi freddi è opportuno impostare la temperatura non oltre i 20 °C; ancora meglio sarebbe sostituire gli impianti datati con sistemi a risparmio energetico, come le caldaie a condensazione. In estate è consigliabile invece regolare la temperatura con uno scarto di circa 5 gradi rispetto a quella esterna.

2. Illuminazione: l’adozione di luci a led rappresenta un significativo investimento iniziale perché le lampadine sono più costose di quelle a fluorescenza compatta o alogene. Questa tecnologia garantisce però un risparmio energetico fino a circa l’85% rispetto alle alternative che oggigiorno il mercato ci offre. Non è un caso che un colosso come General Motors l’abbia scelta per illuminare i propri ambienti di lavoro o che Ikea abbia deciso di vendere solo luci a led nei propri store.

3. Dispositivi elettronici: è utile abilitare le impostazioni di risparmio energetico per PCMac, fotocopiatrici, stampanti, spegnendo poi ogni volta gli strumenti di lavoro a fine giornata. In ufficio queste apparecchiature vengono utilizzate per almeno 40 ore settimanali; se lasciate sempre accese, andranno calcolate altre 128 ore di inutile spreco. Esistono inoltre dei software dedicati, che permettono di verificare e ridurre i consumi. Per avere un’idea, alcuni promettono un risparmio di quasi € 30 annui a computer. Invece, proprio ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) in data 11.05.2017, ha proposto una strategia di monitoraggio energetico per le aziende, pubblicando le Linee Guida per il Monitoraggio nel settore industriale per le diagnosi energetiche.

4. Sprechi idrici: il consumo di acqua corrente è una voce di spesa anche sul posto di lavoro. Per ottimizzarla, si può cominciare con l’abbassare la portata di rubinetti e servizi igienici. Naturalmente sono possibili interventi molto più radicali legati al riciclo dell’acqua e alla sua conservazione. Esistono tecnologie innovative per recuperare l’acqua di scolo che passa per le grondaie, stipandola in apposite cisterne per utilizzarla successivamente.
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Coinvolgere ed educare i dipendenti 
Un elemento fondamentale per una riconversione green della propria attività che porti a un effettivo miglioramento dei risultati finanziari passa anche dal coinvolgimento dei propri dipendenti. Possono essere proposti incentivi a chi dimostra di contribuire fattivamente alla riduzione degli sprechi o propone soluzioni innovative. Non servono premi in denaro: riconoscimenti adeguati per l’impegno del “miglior dipendente eco-friendly” potrebbero essere una giornata di ferie extra o una gift box tematica. Altra buona prassi è quella di inserire in ufficio solo prodotti per il consumo di alimenti biodegradabili e compostabili o – ancora meglio – dotare i lavoratori di bicchieri, tazzine e bottigliette durevoli e personalizzabili. Ricordiamoci infine che perfino un semplice caffè espresso sorseggiato durante una pausa può essere un gesto che nuoce all’ecosistema: le capsule sono infatti “altamente inquinanti” perché difficili da riciclare proprio a causa del loro imballaggio.

Contro ogni rischio la parola d’ordine è resilienza
Mitigare gli effetti del cambiamento climatico o rallentarne la crescita con comportamenti virtuosi è importante, ma può non bastare: spesso dobbiamo affrontare le conseguenze drammatiche del mutamento che è già in corso. Eventi estremi, come alluvioni, grandinate, black out possono colpire duramente la nostra azienda, impedendoci di lavorare e fornire servizi ai nostri clienti. Per questo un imprenditore deve conoscere i possibili rischi cui è sottoposto e prepararsi al meglio. La parola d’ordine è resilienza: se gli imprevisti non si possono prevenire, ci si può però preparare ad affrontarli. Il progetto Derris ne è un esempio: si tratta di uno strumento che aiuta a conoscere, attraverso un tool, a quali rischi l’impresa è esposta e come ridurli. L’arte della resilienza si impara ed è la premessa per un futuro sereno.

Il lavoro flessibile, una soluzione che accontenta tutti
Sono sempre più numerose le aziende pronte a implementare il lavoro agile e a coglierne opportunità e benefici. Se la vostra attività lo consente, introducete lo smart working. Proprio secondo una fotografia dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano, sono stati circa 305.000 i lavoratori che nel 2017 hanno sperimentato questa modalità di impiego con una crescita del 60% sul 2016. Consentite ai vostri dipendenti di lavorare da casa un giorno al mese o, perché no, alla settimana: apprezzeranno l’opportunità migliorando la loro produttività e motivazione. Saranno fieri di lavorare per un imprenditore al passo con i tempi e attento ai bisogni del proprio team. E attraverso l’uso delle nuove tecnologie e di strumenti utili a creare ambienti lavorativi fluidi e diffusi, l’azienda ammortizzerà i costi di ogni singola postazione lavorativa.
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Nuovi modelli di business sostenibile: diventare una B Corp
Avete l’impressione che potreste fare di più? Non resta che intraprendere il percorso per far diventare la vostra azienda una B Corp certificata. Ha un costo, ma è un modello innovativo di impresa, che va oltre l’obiettivo del profitto e si impegna per massimizzare il proprio impatto positivo verso dipendenti, comunità e ambiente. L’Italia in questo campo è all’avanguardia: è il primo Paese dopo gli Stati Uniti a introdurre la forma legale di impresa di benefit corporation. Per diventare una B Corp non bastano buone intenzioni, occorre adottare prassi virtuose e superare standard rigidi e misurabili (dall’ente non profit statunitense BLab). Ecco allora gli step necessari:
  • fase di autovalutazione attraverso un questionario gratuito per verificare il livello di sostenibilità ambientale e sociale dell’azienda;
  • rilascio del punteggio, da 0 a 200. Per intraprendere il processo di certificazione B Corp occorrono almeno 80 punti;
  • Se conseguito il risultato, BLab darà il via al percorso di riqualificazione.
Il vostro business diventerà un elemento rigeneratore per l’ambiente e i clienti, se informati, apprezzeranno il fatto che offra un “servizio alla comunità” oltre che “essere fonte di profitto per i proprietari”, come diceva l’economista di Harvard E. Merrick Dodd nel 1932, quasi cento anni fa.

Essere a capo di un’impresa significa avere una visione “globale” che non guardi solo all’incremento degli affari, ma voglia anche raggiungere gli obiettivi sperati nel rispetto del pianeta e delle persone. Ecco perché un imprenditore oggi deve lavorare pensando al futuro, capire il cambiamento e essere preparato a ogni possibilità, anche tutelando la propria attività con strumenti assicurativi al passo con i tempi.
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